Manifesto occupazione liceo Carducci

Dall’assemblea straordinaria realizzatasi il 21 Dicembre 2018 lo studente del Carducci ha intrapreso un percorso di acquisizione di coscienza al fine di attribuire maggiore profondità alla propria sensibilità sociale e civile. Grazie a questo percorso (ancora in processo perché caratteristico di un potenziale evolutivo infinito) è stato possibile realizzare concretamente l’occupazione studentesca cominciata il 2 Gennaio 2019 e terminata il 25 Gennaio 2019. La partenza principale di ogni occupazione deve essere l’espressione di una necessità specifica, volta a evidenziare le problematiche sempre più imminenti la cui risoluzione è una legittima pretesa. Il problema principale della scuola consiste nelle difficoltà di collocamento degli studenti, causato dal numero sproporzionato di iscritti rispetto allo spazio disponibile della struttura. Per questo, pretendiamo dalla Provincia che venga posta maggiore attenzione all’urgenza di consegna al Carducci della palazzina presente nel complesso ITIS. Sempre per la stessa ragione, si pretende maggiore sinergia tra Comune e Provincia affinché la “Scuola materna Perodi” e il Liceo artistico Russoli liberino le parti dell’edificio da loro utilizzate. Questa “Liberazione” non deve essere un beneficio solo per la nostra scuola ma deve esserlo anche per le due realtà sopracitate, visto e considerato che anche esse hanno il diritto di pretendere uno spazio totalmente proprio. Un’altra stretta necessità è l’incremento degli strumenti essenziali utili alla didattica, affinché il servizio formativo sia omogeneo in tutto l’istituto. Sempre sulla linea delle esigenze inerenti alla didattica è altrettanto importante uno spazio adeguato alla costituzione di una biblioteca, visto che attualmente si dispone di una stanza funzionale al deposito di libri e al prestito di essi. Un altro problema primario della scuola è costituito dall’impossibilità per i professori del T.A.C e del T.M, ossia delle materie caratterizzanti dell’indirizzo musicale, di possedere la cattedra intera. Infatti, le loro possibili ore di lavoro -15 per la materia di Teoria, Analisi e Composizione e 10 per la materia di Tecnologie Musicali- sono inferiori al numero minimo di ore -18- per poter sperare in una cattedra intera. Questa disparità è dovuta dalla concessione di una sola sezione per anno nei nuovi licei musicali, situazione che non permette una continuità didattica. Il seguito dell’occupazione è stato il passaggio dall’espressione di una preoccupazione specifica all’espressione di una preoccupazione generale. I punti fondamentali di questo riguardo sono i seguenti: il cambiamento dell’esame di maturità e l’esigenza di maggiori investimenti. Per quanto concerne la riforma di esame della maturità 2019 siamo favorevoli al fatto che essa prenda maggiormente in considerazione il percorso didattico del triennio e che provi ad unire la didattica ai temi attuali. Tuttavia, è ridicolo che l’orale debba giostrarsi su un argomento casuale pescato in un sorteggio a busta chiusa. Soprattutto è inaccettabile il problema della tempistica: ha senso cambiare l’esame a pochi mesi dell’esame stesso? Non è meglio dar tempo (es. un triennio) per costruire un nuovo percorso? Ancora più impensabile è che ancora oggi siamo in attesa di informazioni precise sulla condizione delle prove. Continuando sul secondo punto della preoccupazione generale, esprimiamo brevemente che i maggiori investimenti sulla scuola e sull’istruzione servirebbero a potenziare il servizio pubblico. L’Italia, rispetto alle più grandi potenze europee, è lo Stato che investe meno sull’educazione. Questa situazione non ha ragion d’essere.
Da qui il fine dell’occupazione. Dinanzi all’oblio, ossia davanti alla divisione che vige tra gli organi competenti e le istituzioni sottostanti, la protesta non diventa che un mezzo coperto con il mantello rosso dello scopo. Apparentemente essa si volge nei confronti dell’esterno, affinché siano soddisfatte delle pretese, ma in realtà essa serve a nascondere il tentativo di distacco che le realtà particolari sono obbligate, per pudore, a prendere nei confronti del generale. Come può un corpo dimenticarsi del proprio cuore pulsante se è grazie ad esso che può vivere? Se la dimenticanza si palesasse, non dovrebbero essere questi cuori dimenticati a fuggire dal loro irriverente corpo? Nel caso, essi, pur allontanandosi, non dovrebbero mai smettere di battere. Le loro pulsazioni dovrebbero essere sempre più frequenti, sempre più potenti ,così da lasciare un’ombra ingannevole all’occhio del corpo. Dunque questo avverrebbe in silenzio all’orecchio del corpo perché l’ombra non emette suono. L’inganno illuderebbe il corpo di avere ancora un dominio sul cuore, ma il cuore sarebbe già ormai molto
lontano. Perciò esso batterebbe solo per sé stesso. Sarebbe autonomo, maturerebbe trovando le proprie forze da solo. Sarà allora che il corpo avvertirà un mancamento e sarà costretto a convincere il cuore a tornare. L’occupazione studentesca è stata proprio questo. Lo studente della scuola occupando la scuola ha occupato se stesso. Egli ha cominciato l’occupazione per un contrasto verso l’esterno, ma ha continuato l’occupazione per il beneficio di se stesso. L’occupazione studentesca è stata la prova della capacità insita in ogni persona di auto-organizzarsi ed è stata la conferma che i ragazzi amano la scuola. Infatti la scuola è stata vissuta pienamente nei giorni dell’occupazione. I giorni si sono alternati in momenti di tensione, in momenti di angoscia, in momenti di anelito e in momenti di realizzazione. Lo studente ha vissuto un’esperienza densissima di novità e umanità. La struttura è stata utilizzata per creare gruppi autogestiti, cene condivise e servizi alla scuola come la riverniciatura e la pulizia di alcune ali dell’istituto. Questo non è avvenuto per legittimare l’occupazione, ma è successo come conseguenza inevitabile dell’attenzione che lo studente ha rivolto verso la struttura, verso la propria casa e verso la propria persona. Gli studenti del Carducci hanno ottenuto un qualcosa di ben più importante di un riscontro materiale, essi hanno partecipato ad un’esperienza che li ha cambiati e cambierà per sempre. Si può chiamare disobbedienza civile, oppure negligenza o irresponsabilità o anche atto criminale per i più suscettibili, poco importa come si chiami la cosa. Tuttavia è certo che domani lo studente del Carducci entrerà nell’edificio con una consapevolezza diversa, seppur non definitiva. Egli si guarderà intorno e percepirà le fattezze di un edificio differente; egli ricorderà la luna vista le sere precedenti, ricorderà le luci del primissimo mattino, ammirate da una classe che per qualche giorno si era trasformata nella propria camera da letto.

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